Blair Witch: Il risveglio di The Blair Witch Project Reloaded Rises

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James Donahue, accompagnato da un gruppo di amici ed equipaggiato di videocamere e droni, intraprende una spedizione dei boschi del Maryland alla ricerca della soluzione al mistero della scomparsa della sorella Heather, avvenuta anni prima, e legata alla leggenda della strega di Blair.
L’epilogo sarà altrettanto misterioso ed atroce.

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Gli anni 2000 paiono per lo più tempi duri per gli amanti dell’horror.
Il trend dominante è infatti pescare dal passato, riciclare un’idea alla bell’e meglio secondo un’estetica trendy fruibile dai giovani spettatori ma a discapito della bontà del soggetto originale, e risputarla in sala ad uso e consumo di un popolo fagocitante ma poco selettivo.

Titoli di remake quali Nightmare, Venerdì 13, Non aprite quella porta, Poltergeist e compagnia sanguinolenta stanno a dimostrare l’assunto, con la felicissima eccezione del dittico Halloween – Halloween II di Rob Zombie, uno che di Streghe (di Salem) se ne intende.

Non fa, purtroppo, eccezione a questa regola non molto aurea Blair Witch, creatura in odore di clonazione partorita dalla coppia Adam Wingard (regista) e Simon Barrett (sceneggiatore), già autori tra il 2012 e il 2013 di V/H/S e V/H/S/2, pellicole non a caso basate sull’idea del ‘found footage’.

Nel 1999, The Blair Witch Project, scritto e diretto da  Daniel Myrick e Eduardo Sánchez fu una felicissima intuizione.
L’innovativa commistione tra il cosiddetto ‘mockumentary’ ed il geniale marketing virale su internet, permisero alla pellicola di ottenere un successo planetario e di porre le basi per una lunga serie di imitazioni più o meno felici.
Al di là del lato tecnico e promozionale il film godeva di un’atmosfera rarefatta e opprimente, che si distaccava in modo originale e funzionale dal classico ‘splatter’, suggerendo e mai mostrando l’orrore e realizzando un processo di immedesimazione tra attore e spettatore tutt’altro che banale.

Come giocare allora sul sicuro? Facendo una fotocopia.
Blair Witch è di fatto la fotocopia moderna e fintamente vintage di The Blair Witch Project.
Un prodotto schematico, totalmente referenziale, privo di un qualsivoglia guizzo personale o coraggioso, ed adagiato su una sceneggiatura che ricostruisce il medesimo excursus dei protagonisti, basato su identiche tappe: aggregazione, scoperta del mistero, disgregazione del gruppo, psico delirio ed epilogo con tonfo di telecamera a mano.

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Non paghi, gli autori scelgono di dare un corpo se pur rarefatto ed intravisto per alcuni fugaci fotogrammi alla ancestrale creatura stregonesca, con una soluzione che ricorda molto da vicino le sequenze finali del ben più riuscito REC – La paura in diretta diretto nel 2007 Jaume Balagueró e  Paco Plaza.
L’effetto è svilente nei confronti dell’ambiguità latente nel film originale: vera maledizione o psicosi collettiva suscitata da un piccolo ma letale culto pagano che idolatra simulacri umani di legno?

Non è sufficiente sostituire le riprese amatoriali degli anni novanta con droni e GoPro; la minestra è riscaldata fuori tempo massimo (quasi vent’anni) e il deja vu è più pericoloso della stessa strega di Blair.

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Come scongiurare quindi il pericolo incombente?
Semplice, inserire il dvd di The Blair Witch Project nel lettore, spegnere le luci, ed evitare accuratamente di andare al cinema.

Vieni c’è una strega nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu…

 

 

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