Il Survival Game: l’evoluzione di un sottogenere

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Survival Game: da semplice elemento di nicchia a sottogenere di spicco. Cos’ha reso il genere così importante?

Sopravvivere, ad ogni costo. Si parla spesso di giochi che includono al loro interno elementi survival, ma è davvero così? Un errore comune è quello di guardare l’ambientazione e saltare subito a conclusioni affrettate: basta della nebbia o qualche zombie per pensare di trovarsi davanti ad un survival game. Due anni fa, leggendo le anteprime di Mad Max, rimasi colpito da quanto dichiarato nelle anteprime: “Il gioco conterrà elementi survival…” dicevano. Ebbene, restai un po’ deluso nel constatare che nulla del titolo finale rispecchiava le anteprime.

L’ambientazione da sola non basta: un survival game che si rispetti dev’essere in grado di proiettarci in uno scenario ostile e cinico, dove le risorse a disposizione sono estremamente limitate e la nostra capacità di adattamento può fare la differenza tra la vita e la morte. Qualche anno fa titoli di questo genere si contavano sulle dita di una mano, adesso costituiscono una discreta fetta delle novità in uscita. Come si è arrivato a tutto questo?

Uno dei primi esempi di survival game risale al 1992. UnReal World affonda le sue radici nella mitologia finlandese dell’età del ferro, catapultandoci in un ambiente a dir poco ostile. L’intero gioco è focalizzato sulla sopravvivenza: dovremo costruirci un riparo, procurarci il cibo, costruirci da soli gli utensili necessari, contando solo sulle nostre abilità. La grafica è scarna, ma l’esperienza di gioco è davvero sorprendente: il motore di gioco è in grado di gestire l’intero ecosistema, dalle condizioni atmosferiche al comportamento delle numerose specie animali.

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Sin dall’inizio veniamo messi alla prova, dobbiamo lottare contro la fame, le ferite, il freddo. Nonostante i suoi 25 anni è difficile trovare una simile accuratezza nei dettagli. Si tratta di gioco davvero estremo e decisamente avanti rispetto ai tempi. Anche se lo scenario ricorda molto quello di Skyrim, non è proprio la stessa cosa: provate ad avventurarvi in acqua senza aver lasciato sulla riva i vostri oggetti più pesanti e camperete poco: il peso del vostro inventario vi farebbe annegare in men che non si dica. Se il titolo v’interessa, provatelo: è in vendita su Steam a meno di 10 euro, l’ultima versione del gioco risale a marzo 2017.

Non si può parlare di survival game senza menzionare uno dei temi più cari a questo genere: il naufragio. Robinson’s Requiem non sarà certo uno dei titoli più riusciti della storia, ma dietro ad un videogioco a dir poco mediocre, si nasconde visione davvero avveniristica. Uscito nel 1994, Robinson’s Requiem vi calerà nei panni dell’ufficiale Trepliev, unico sopravvissuto ad un atterraggio di fortuna sul pianeta prigione Zarathustra. Stiamo parlando di un gioco difficile e brutale.

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L’interfaccia di gioco non è decisamente delle migliori, vuoi per i limiti tecnici del periodo, vuoi perché una buona fetta dello schermo è occupata da tutti i dati che dovrete tenere sott’occhio: bussola, inventario, vestiario, battito cardiaco, temperatura corporea. L’esperienza di gioco può risultare addirittura frustrante, specialmente con l’insorgere di eventuali traumi fisici e ferite: non trattare adeguatamente una ferita profonda potrebbe comportare un’infezione, degenerare in cancrena e portare alla morte. Niente paura però: in casi estremi, si può sempre amputare!

Per quasi quindici anni i survival game sembrano sprofondare nell’oblio. Dobbiamo attendere il 2007 per ritrovare l’elemento sopravvivenza all’interno di un videogioco. S.T.A.L.K.E.R. è un FPS ambientato nei dintorni della centrale nucleare di Cernobyl, dove uno stuolo di sciacalli addestrati ad uccidere lotta per la sopravvivenza recuperando e vendendo manufatti radioattivi risalenti al disastro nucleare del 1986.

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Pur trattandosi di un FPS, il gioco possiede molte caratteristiche legate al mondo dei survival game. Le risorse sono davvero scarse: l’equipaggiamento è acquistabile a prezzi esorbitanti, quindi meglio recuperare quello che si può dalle nostre vittime o dai loro rifugi. Restare senza munizioni durante uno scontro a fuoco abbastanza comune, le armature tendono a deteriorarsi man mano che si subiscono danni, essere feriti durante un combattimento può portare al sanguinamento… e poi ci sono le radiazioni! Fermi tutti… sì, è tutto quello che potete trovare nella modalità Hardcore di Fallout: New Vegas!

Da questo momento FPS e survival sembrano muoversi a braccetto. Attualmente la lista di giochi in prima persona con elementi di sopravvivenza inizia ad essere davvero lunga: Stranded Deep, The Forest, Subnautica, The Long Dark, Ark: Survival Evolved, DayZ e tanti altri ancora. Ognuno di questi titoli si affaccia sul mercato con la propria visione in ambito survival game. Sono quasi tutti titoli in early access e di sicuro meritano di essere tenuti d’occhio, anche se le sessioni di crafting che contraddistinguono molti di questi titoli, non sono a mio avviso un elemento che garantisce un’elevata giocabilità, ma come ha dimostrato Minecraft: c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.

Fortunatamente le dinamiche survival non sono solo materiale da FPS: Banished, ad esempio, è un classico city builder fortemente incentrato sulla crescita sostenibile della popolazione. Durante la partita saremo chiamati a decidere quali infrastrutture costruire nel nostro insediamento, assegnando ai cittadini le diverse mansioni. L’intera economia di gioco è basata sulla gestione della popolazione: solo impiegandola al meglio nelle giuste mansioni è possibile sviluppare una comunità fiorente, in grado di far fronte ad imprevisti come carestie o cataclismi naturali.

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Il titolo più riuscito degli ultimi anni è di sicuro Don’t Starve della Klei Entertainment. Ambientato su un’isola avvolta dal mistero, è un’avventura in grado di mettere a dura prova le nostre sinapsi. Lo scopo del gioco è solo uno: sopravvivere il più a lungo possibile in un ambiente ricco di pericoli. Il gioco è strutturato in diverse fasi, differenziate dalle singole stagioni e dai cicli giorno-notte. Ogni fase di gioco ha le proprie dinamiche: dovremo sfruttare la luce per raccogliere risorse e rendere il nostro rifugio più accogliente. Durante la notte è indispensabile trovare riparo accanto al fuoco, mantenendolo sempre vivo per evitare di essere uccisi dalle creature che popolano l’isola.

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Con il progredire del gioco, potremmo disporre di attrezzature sempre più sofisticate e prepararci adeguatamente per fronteggiare la stagione successiva. Oltre ad incorporare egregiamente tutti gli elementi del survival game canonico, Don’t Starve vanta una grafica eccellente, in grado di rievocare atmosfere degne di un film di Tim Burton. La struttura del classico sandbox, garantisce ore di divertimento e sfide sempre crescenti. Oltre a questo, esiste pure un titolo spin-off: Don’t Starve Together, incentrato sul multiplayer.

Ci stiamo avvicinando al presente, non avrei mai potuto chiudere questa rubrica senza parlare di This War Of Mine, un titolo tanto avvincente quanto toccante dal punto di vista emotivo. E’ difficile parlare di “gioco”, quando This War Of Mine tratta l’argomento guerra dal punto di vista dei civili, ispirandosi alle vicende dell’assedio di Sarajevo (1992-1996). Quattro civili restano intrappolati all’interno di un edificio dopo un bombardamento. I cecchini rendono impossibili i movimenti durante il giorno. Durante la notte, gli sciacalli si muovono nel buio per recuperare cibo e attrezzature. Ogni personaggio dovrà mettere a servizio del gruppo le proprie abilità, compito del giocatore sarà quello di coordinare tutti nelle attività giornaliere. La situazione di partenza è davvero estrema: le risorse sono davvero scarse. Uno dei personaggi è ferito, servono delle medicine.

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Non è facile andare avanti nel “gioco”: ci sono momenti in cui il progredire della storia è davvero straziante, specialmente per le scelte etiche che saremo chiamati ad effettuare e le ripercussioni che queste avranno nel medio-lungo termine. Preservare la salute fisica e mentale dell’intero gruppo è tutt’altro che semplice ed il livello di sfida è notevole, tanto da lasciarci spesso in una situazione di totale impotenza. Un titolo assolutamente raccomandato, unico nel genere.

Questi sono solo alcuni dei titoli che hanno fatto la storia del survival game. Anche se l’interfaccia in prima persona è riuscita a riportare in auge certe meccaniche di gioco, alcune rappresentazioni del genere stanno già mostrando i propri limiti: DayZ infatti si preannuncia come un titolo nato morto a causa della sua lentezza di sviluppo, il genere survival horror sembra avere sparato le sue ultime cartucce e nonostante la fiducia riposta nei confronti dell’imminente State of Decay 2, non posso certo negare che gli zombie abbiano leggermente stancato. Di sicuro ci sono team di sviluppo in grado di espandere ulteriormente questo universo, concentrandosi più sull’aspetto dell’esperienza di gioco estrema o su una narrativa che mette in luce nuovi risvolti etici, in cui la sopravvivenza di un elemento spesso coincide con la sopraffazione o la morte dell’altro. Non possiamo certo aspettarci che l’innovazione arrivi dalle grosse distribuzioni, visto che le scelte più avventurose effettuate dagli sviluppatori si sono spesso consolidate nella nicchia degli hardcore-gamer per anni, aspettando solo il momento opportuno per ritornare alla visibilità.

E voi come la pensate? Ci sono titoli legati al genere a cui vi sentite particolarmente legati? Avete l’occhio puntato verso qualche anteprima succosa? Fatecelo sapere. Nel frattempo, buon gaming a tutti… e non lasciate che il fuoco si spenga!

Ecco alcuni link utili per approfondire l’argomento:

UnReal World: http://www.unrealworld.fi/

Robinson’s Requiem (GOG): https://www.gog.com/game/robinsons_requiem_collection

S.T.A.L.K.E.R.: http://www.stalker-game.com/

Don’t Starve: https://www.klei.com/games/dont-starve

This War of Mine: https://www.thiswarofmine.com

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