Venom: la nostra recensione del cinecomic con Tom Hardy

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Venom è un cinecomic con Tom Hardy, Michelle Williams e Riz Ahmed, nei cinema dal 4 ottobre 2018.

Venom, cioè veleno.
Come la sostanza tossica che si insinua nelle menti di tutti gli sceneggiatori che hanno a che fare con questo personaggio.
Con Spider-Man 3, di Sam Raimi, abbiamo avuto modo, già nel 2007, di constatare come inserire Venom in un film, renda automaticamente la pellicola una specie di blob informe.
Proprio come si presentano i simbionti alieni nella loro conformazione originale.
Ma non ci siamo capiti: quella è la forma che deve avere la razza proveniente da Klyntar, non la bozza della sceneggiatura!
Quest’ultima immaginatevela così: un foglio con un po’ di scritte e tante, tante macchie…

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Gli organismi parassiti (sì, ma non chiamatelo così) come Venom, hanno bisogno di un corpo con cui entrare in simbiosi per sopravvivere. Ed utilizzano l’ospite fintanto che gli è necessario, privandolo della sua volontà.

Ciò non accade del tutto quando Venom entra in connessione con il giornalista Eddie Brock, interpretato da Tom Hardy. Che è l’unica, vera, nota positiva del film.
Hardy sembra quasi sempre a suo agio, nonostante tutto, anche quando gli espedienti narrativi paiono escogitati da un gruppo di bambini delle elementari. Un gruppo di bambini delle elementari svogliato, che preferiva sicuramente andare a giocare a pallone, piuttosto che perdere 6 minuti per scrivere una storiella.
I sottintesi sono illimitati: chi conosce Venom potrà collegare i puntini, ma per gli altri sarà solo come assistere ad un grosso buco nero. Con spunti scemi come in poche altre occasioni.

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I momenti in cui Venom si erge in tutta la sua imponente figura, tutta dentini aguzzi, lingua serpentiforme ed occhioni vitrei, costituiscono le sequenze migliori del film.
Già, perchè anche le inquadrature in cui il Klyntar se ne va in giro a scorrazzare o ad azzannare, sono piuttosto confuse e supportate da una grafica computerizzata deludente.
Difetti che sfoceranno nel duello finale, uno dei peggiori della storia del cinefumetto, di cui, anche a causa della natura dei simbionti, si capisce poco.
E quel poco, si capisce pure male.

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Tutto da buttare?
No: Tom Hardy, come detto, si porta sulle spalle il peso del film.
I suoi dialoghi con il simbionte regalano momenti di umorismo, in alcuni casi davvero divertenti.
E poi una specie di semi-citazione di King Kong, in salsa San Francisco.

Ecco sì, il resto poi è da buttare.
Michelle Williams, che ha dichiarato di aver accettato il ruolo per i soldi, in pratica, interpreta Anne Weying, fidanzata di Eddie: a lei sono affidate le 2 o 3 scene con momenti da bocca aperta. Per l’imbarazzo.
Imbarazzo che provo io ogni volta che mi si deve ricordare di quale corpo si è impadronito l’alieno di turno, facendomi vedere gli occhietti bianchi e sfarfallanti, tipici della possessione simbiontica.

Se non siete amanti dell’horror, andate tranquilli: lo splatter, che ci poteva stare benissimo, è stato accuratamente evitato ed è solo suggerito.
Nessuna scena da brividi.
Visto il personaggio del titolo, è un’ ennesima mancanza per un film che, se si farà, speriamo veda per il sequel uno script almeno degno di chiamarsi così.

Ma lasciatelo fare ai Marvel Studios, però.

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Scena a metà dei titoli di coda: imperdibile!
Pensate alla traduzione in inglese dell’ultima parola pronunciata.

Scena post-titoli di coda: una sorta di anticipazione di un film che sta per arrivare.
Che, visti questi pochi minuti, sembra particolarmente gustoso!

Nota a margine per chi acquistasse il biglietto in una particolare catena di cinema e ricevesse il fumetto in omaggio: non leggetelo prima di vedere Venom.
Vi spoilererà 3 scene del film.

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